Le strutture sanitarie nell'occuparsi della salute di esseri umani e animali inevitabilmente producono rifiuti. Soprattutto rifiuti che presentano un rischio infettivo ossia un variegato e indifferenziato insieme di materiali monouso che, essendo venuti a contatto con i pazienti, risultano contaminati - realmente o potenzialmente - da materiali biologici.

Negli anni l'utilizzo di materiali monouso è progressivamente aumentato, con ovvi vantaggi di sicurezza per pazienti e operatori, dai guanti in lattice o nitrile alle siringhe con relativi aghi (rifiuti taglienti e a rischio infettivo) e anche camici, mascherine, tubofiale, deflussori, bisturi ecc...  

I materiali monouso sono pressoché totalmente destinati a trasformarsi in rifiuti sanitari

A livello nazionale la prima norma speciale espressamente dedicata ai rifiuti sanitari è stata il decreto ministeriale 26 giugno 2000, n. 219 poi aggiornato e sostituito dall'attuale decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003, n. 254. Entrambi i decreti hanno definito soltanto due possibili strategie per lo smaltimento dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo: la sterilizzazione o l'incenerimento.

Tra le due, a livello nazionale si è sostanzialmente affermata la seconda, attraverso un consolidato sistema logistico che adotta buoni standard di qualità e sicurezza a fronte di costi piuttosto elevati. Pochi inceneritori – spesso dedicati – e centinaia di migliaia di produttori di rifiuti sanitari, piccoli o medi, hanno richiesto una capillare organizzazione di sistemi di micro-raccolta e successivo accorpamento finalizzato a ottimizzare il trasporto su gomma verso gli impianti finali.

Le fasi dell'attuale strategia di gestione nazionale
  • Trasporto autorizzato (iscrizione all'Albo Gestori Ambientali e rispetto delle norme ADR);
  • siti intermedi autorizzati (ai sensi dell'art. 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
  • prescrizioni stringenti (massimo 5 giorni dalla produzione per allontanarli dall'ospedale e altri 5 per arrivare all'inceneritore);
  • un impianto sanzionatorio denso di responsabilità penali.

Sono solo una parte delle barriere di ingresso normative e autorizzative che nel tempo hanno favorito l'affermarsi di grandi operatori specializzati  che progressivamente hanno generato un mercato caratterizzato da contesti territoriali pressoché monopolizzati.

Mi occupo di rifiuti da ormai 20 anni e dal 2000 seguo con attenzione il mondo dei rifiuti sanitari, interrogandomi sul perché le tecnologie che prevedono la sterilizzazione anziché l'incenerimento non si siano mai veramente affermate nel nostro Paese. L'Organizzazione Mondiale della Sanità le auspica per i paesi in via di sviluppo, mentre per esempio Francia e Canada le utilizzano sistematicamente. Nel 2011 ho costruito un modello di calcolo che stima gli impatti ambientali, energetici, economici e di rischio di diverse strategie di gestione (sterilizzazione on-site, off-site, incenerimento): su quasi tutti gli scenari verificati, la sterilizzazione presenta notevoli vantaggi su tutti gli aspetti considerati.

la sterilizzazione on-site accorcia la filiera

Allora perché ad oggi oltre il 95% dei rifiuti sanitari a rischio infettivo prodotti in Italia viene inviato a impianti di incenerimento? Ci sono molti motivi, singolarmente sormontabili ma nel loro insieme piuttosto importanti.

Nell'occuparmi attivamente di ricerca e sviluppo di tecnologie innovative per la gestione di questi e altri rifiuti, ho imparato che solo con una approfondita conoscenza si possono trovare soluzioni davvero efficaci e competitive... In questo blog approfondirò, in diversi articoli, il mondo dei rifiuti sanitari e non solo: è parte dell'attività di consulenza che offro ai miei clienti ma soprattutto è parte della volontà e passione concreta per cercare di aiutare davvero a risolvere il problema dei rifiuti, prima che ci sommergano.

2002-2004 campagna di sensibilizzazione della provincia di Torino
Nell'ipotesi che l'attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l'umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale. I limiti dello sviluppo - 1972